Salsa verde alla bolognese

Una salsa antica che ha sfidato i secoli rimanendo pressoché invariata e resistendo alle varie mode imperversanti in cucina.
A Bologna resta l’accompagnamento preferito per il bollito di carne, ma c’è chi la utilizza anche con il pesce.
Come tutte le preparazioni popolari la ricetta varia leggermente da famiglia a famiglia, ma gli ingredienti di base restano immutati.

salsa verde foto

Ingredienti per 6 persone:
1 mazzo di prezzemolo
1 uovo
1 cucchiaio di capperi sotto aceto
2 cetriolini sotto aceto (facoltativi)
4 filetti di acciuga sottolio
½ spicchio di aglio
la mollica di un panino fresco
latte q.b.
sale e pepe
200 g circa di olio evo
2 cucchiai di aceto di vino bianco
la punta di un cucchiaino di zucchero
La punta di un cucchiaino di concentrato di pomodoro

Esecuzione:
Rassodare l’uovo e lasciarlo raffreddare.
Bagnare la mollica di pane con il latte.
Lavare e asciugare il prezzemolo dopo aver staccato le foglioline dai gambi, poi, dopo aver inserito il coltello di acciaio metterlo nel mixer e tritarlo a velocità 3.
Aggiungere l’uovo, i capperi, i cetriolini a pezzetti, i filetti di acciuga, l’aglio, la mollica di pane ben strizzata, il concentrato di pomodoro, lo zucchero, il sale e il pepe.
Rimettere in funzione il mixer ed aggiungere attraverso il foro di alimentazione l’olio e l’aceto, miscelando bene il tutto prima di travasare la salsa in una salsiera.

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Il friggione – Ricetta veloce

La ricetta del friggione bolognese qui depositata alla Camera di Commercio di Bologna richiede una cottura così lunga che spesso si evita di prepararlo.
Mia madre, amante della cucina, ma anche donna pratica, ne aveva elaborato una ricetta veloce ma altrettanto gustosa ed è quella che io solitamente utilizzo per questo piatto che si presta a vari accostamenti.
È rimasto del bollito poco saporito dopo aver preparato il brodo? Nel friggione diventa un ottimo secondo. Su una fetta di pane abbrustolito si trasforma in un rustico, appetitoso antipasto. Se non si hanno problemi di linea o di colesterolo possono essere aggiunti pezzi di salsiccia o di pancetta.

friggione di casa foto

Ingredienti per 4 persone:
800 g di cipolle possibilmente dorate di Medicina
500 g di pomodori maturi o pelati se non è stagione
6 – 8 cucchiai olio evo
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiaini di aceto di vino
sale e pepe

Esecuzione:
Affettare sottilmente le cipolle e soffriggerle nell’olio in una casseruola capiente.
Salarle per far sì che perdano l’acqua di vegetazione; se dovessero asciugarsi troppo, unire un po’ di acqua.
Sbollentare, pelare, privare dei semi i pomodori, poi tagliarli a pezzi irregolari ma non troppo grandi e unirli alle cipolle quando saranno dorate ma non disfatte.
Aggiungere un cucchiaino di zucchero utile per attenuare l’eventuale acidità dei pomodori, l’aceto, pepare e cuocere il friggione mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.
È pronto quando è abbastanza ridotto ed è evaporata tutta l’acqua di vegetazione dei pomodori.
Si gusta sia caldo sia freddo.

La sarâca – L’aringa

“La vôla da da ôv o da lât” “la vuole da uova (femmina) o da latte (maschio)” chiedeva immancabilmente il salumiere alla cliente che gli ordinava un’aringa e, ricevutane la risposta, con mano esperta sceglieva quella richiesta.
La domanda ha fatto nascere il detto bolognese: “Mé a sän da ôv e da lât” (Io sono da uova e da latte) per indicare chi è disponibile a qualsiasi soluzione.
Considerata un cibo povero e grossolano, difficilmente si trova citata nei ricettari classici, ne parla, però, l’Artusi, dandone una versione che definisce “ingentilita”.
L’aringa era il cibo dei contadini e, quando c’era, veniva appesa , legata per la coda, ad una trave in modo che pendesse sulla tavola. A turno i commensali vi sfregavano sopra la fetta di pane o di polenta nel tentativo di rubare al pesce un po’ di sapore. Il contatto era assai fugace, in quanto la “saracca”, così appesa, sfuggiva appena toccata.
A questo proposito, anni fa, in un paesino dell’Appennino Tosco-Emiliano mi fu raccontato un aneddoto. Un ragazzino affamato colpì con la stessa fetta per due volte consecutive il mobile bersaglio. “Vôt stiupèr” “Vuoi scoppiare” lo redarguì prontamente il nonno.
Quando finalmente l’aringa veniva slegata e divisa, poiché le famiglie erano molto numerose, i pezzi erano piccoli e fortunato era quello a cui toccava la testa, solitamente la porzione più grande.
Numerosi i modi di dire che fanno riferimento a questo cibo: “L è dura l’aränga”. (E’ dura l’aringa, suol dirsi per indicare che la vita è dura); “Grâs cme una sarâca” (Grasso come una aringa, cioè magrissimo) “Fèr con una sarâca in trΔ (Fare con una aringa in tre, mangiare poveramente).
Famoso a Bologna era Giuseppe Ragni (1867- 1919), venditore ambulante e cantastorie conosciuto come “ Quall dla sarâca” perché si presentava al mercato con in testa un cilindro su cui era appuntata un’aringa salata con in bocca una banconota da 100 lire a rappresentare la povertà di alcuni e la ricchezza di altri.
Mia madre la acquistava sempre femmina perché a mio padre ed a me piacevano le uova spalmate su un crostino di pane, poi, una volta a casa, la metteva a bagno per qualche ora nel latte per togliere una parte di sale nonostante le proteste di mio padre che l’avrebbe preferita sapida. A lui toccava poi il compito di arrostirla sulle braci all’aperto.
Io, per questa preparazione ho optato per i filetti già pronti in vendita in confezioni sotto vuoto così da non doverla cuocere.
Nelle mie intenzioni doveva essere un antipasto, ma, accompagnandola con un pezzo di crescente casalinga, ne ho mangiata a sufficienza per cenare.

aringa foto

Ingredienti per 4 persone:
400 g di filetti di aringa affumicata
4 cucchiai di olio evo
200 ml di vino bianco
2 cucchiaini di zucchero semolato
1 foglia di alloro
pepe
Per le cipolle caramellate:
2 cipolle rosse di Tropea
20 g di burro
3 cucchiaini di zucchero
2 cucchiai di aceto di vino bianco

Esecuzione:
Per prima cosa occorre marinare per almeno 60 minuti i filetti di aringa disponendoli in una ciotola insieme alla foglia di alloro a pezzetti, allo zucchero, al pepe e al vino.
Nel frattempo tagliare le cipolle a fettine sottili. In una padella antiaderente sciogliere il burro, aggiungere lo zucchero e, quando comincia ad imbrunire, versare le cipolle caramellandole; appena diventano traslucide e morbide sfumare con l’aceto.
Togliere i filetti di aringa dalla marinata, tagliarli a pezzetti, condirli con l’olio evo e lasciarli riposare una mezzora prima di servirli accompagnati dalle cipolle caramellate.

Mele cotogne agrodolci

Preparate a fine estate, quando erano mature al punto giusto, queste cotogne in agrodolce sono ideali per accompagnare i bolliti in alternativa alle salse più note.
L’originalità di questo contorno, sconosciuto ai più, di solito sorprende piacevolmente gli ospiti.
La preparazione è semplice, occorre solo un po’ di tempo e pazienza, ma il successo è assicurato inoltre, essendo sotto vuoto, le cotogne in agrodolce sono sempre disponibili.

cotogne agrodolci foto

Ingredienti:
1 kg di cotogne già pulite
400 ml di acqua
400 ml di aceto di vino bianco
1 kg di zucchero semolato
buccia di 1 limone biologico
20 chiodi di garofano polverizzati
2 o 3 stecche di cannella in polvere
qualche seme di cardamomo pestato

Esecuzione:
Lavare e spazzolare le cotogne per togliere l’eventuale lanugine, eliminare il torsolo e le parti interne più dure, poi, senza sbucciarle, tagliarle in 4 spicchi ed affettarle sottilmente con la mandolina o un coltello affilato.
Lavare, asciugare il limone e grattugiare solo la buccia gialla.
Metterle in una pentola insieme ai liquidi, allo zucchero, alla buccia di limone grattugiata e alle spezie.
Fare alzare il bollore e cuocere per circa 20 minuti.
Versare le cotogne ancora bollenti con il loro liquido in barattoli a chiusura ermetica precedentemente sterilizzati.
Si dovrebbe ottenere automaticamente il sottovuoto, in caso contrario occorre procedere alla bollitura dei vasetti.
Al fresco ed al buio si conservano anche per oltre un anno.