Mele, offese e monumenti

“Ch’at véggna un azidänt a te e a chi t’a dè la maila còta”
“Accidenti a te e a chi ti ha dato la mela cotta” si sente esclamare sempre più raramente a Bologna e, nel caso, si tratta di una persona anziana.
Così si diceva un tempo per mandare qualcuno “a quel paese”. Sembrerebbe una facezia, invece era una grave offesa, perché, quando gli omogeneizzati erano ancora da venire, le madri, soprattutto nelle zone rurali, svezzavano i bambini proprio con questo frutto, quindi si può ben comprendere la vera natura del detto.
Sempre a proposito di svezzamento, anni fa mi fu raccontato da un’anziana ex contadina che, quando era giovane, per abituare i bambini a rinunciare al latte materno venivano mandati per qualche tempo presso parenti. Un altro metodo, più drastico, era quello di tingere i seni con la fuliggine del camino così da spaventare i piccini quando, frugando tra le vesti materne, scoprivano che la loro fonte di cibo era diventata nera.
Sempre a proposito di mele, una curiosità per chi non è di Bologna.
Negli anni ‘50 fu commissionato agli scultori Alfredo Cosentino e Giovanni Molteni un monumento che rappresentasse la famiglia da porre in Piazza VIII Agosto.
L’opera non piacque ai Bolognesi che gli affibbiarono il nomignolo di “al rusgån”, “il torsolo di mela” e così è conosciuto anche al giorno d’oggi.
La mela cotta è buona, ma sola soletta è un po’ triste, quindi perché non arricchirla un po’ con una preparazione veloce, facile ma che la trasforma quasi in un piccolo dolce?

mela ricotta foto

Ingredienti per 4 persone:
4 mele golden delicious
4 cucchiai di ricotta vaccina,
4 cucchiaini di zucchero
un po’ di uvetta ammollata nel rum
un pizzico di cannella in polvere

Esecuzione:
Lavare accuratamente le mele, con un leva torsoli svuotare la parte centrale, metterle in una teglia adatta al microonde e cuocerle coperte a 720 W per 8/10 minuti. [Il tempo dipende dalla potenza del forno quindi conviene controllare] Lasciarle raffreddare.
In una terrina amalgamare la ricotta con lo zucchero, l’uvetta e la cannella, poi distribuire il composto all’interno delle mele preventivamente poste nelle ciotole in cui verranno servite.

Marroni bolliti e caldarroste

marroni crudi

“Par Saṅ Lócca, chi à di maróṅ iṅ plócca e chi aṅ n’à brisa as grata la pirocca”
“Il giorno di San Luca, chi ha i marroni li mangia e chi non ne ha si gratta la parrucca (la testa)

Questo antico detto è relativo al costume esistente nel bolognese di mangiare le castagne lesse ( i balus) la sera, dopo cena, il 18 ottobre, giorno di San Luca.
Tradizione vuole che si spezzino in due con i denti, e non tagliandole a metà con un coltello poi, sempre con i denti si schiacciano per farne uscire la polpa, da qui il termine pluccher (piluccare).
Le castagne che un tempo rappresentavano un’importante integrazione nell’alimentazione dei montanari si raccolgono nel mese di ottobre e quelle che non cadono spontaneamente si fanno cadere dagli alberi a colpi di bastone, da qui un altro detto:
“Par San Simon (28 ottobre) o la pêrdga o l’ baston”
“Per San Simone o la pertica o il bastone”
L’importanza di tale frutto per la sopravvivenza è testimoniata anche dai molti proverbi che lo riguardano e ne seguono il ciclo di crescita.
“Per San Lorenzo (10 agosto) il marrone incomincia (a formarsi)”
“Per Santa Maria (15 agosto) la castagna si crea e per l’8 (di settembre) è grossa come un pidocchio”.
“Se piove il giorno di santa Croce (14 settembre) tante castagne e poche noci”.
E per finire:
“ I finen anc i maróṅ ed Lazer chi n’aveva träntasî stèra”.
“Finirono anche i marroni di Lazzaro che ne aveva trentasei staia”

CASTAGNE BOLLITE O BALOGI

Si preparano cuocendole in abbondante acqua leggermente salata aromatizzata con semi di finocchio e foglie di alloro Devono bollire per circa 60 minuti, poi vanno scolate e servite subito ben calde.

CALDARROSTE

Le caldarroste a Bologna vengono chiamate “brusè”, bruciati.
I marroni vanno preparati “castrandoli”, cioè praticando un’incisione lunga ma non tanto profonda da intaccare la polpa.
Andrebbero cotti a fiamma viva in una padella bucherellata, per una ventina di minuti scuotendoli spesso perché ricevano calore da tutti i lati e la buccia si bruci uniformemente. Io, però, per non sporcare il piano di cottura uso una vecchia padella di rame ottenendo lo stesso risultato.
Tolti dal fuoco vanno avvolti in un panno umido e lasciati “riposare” per 15, 20 minuti prima di gustarli.

CALDARROSTE AL MICROONDE

È possibile cuocere i marroni anche nel microonde ottenendo buoni risultati.
Il procedimento è semplice: praticate l’incisione ai marroni, metteteli a bagno in una ciotola con tanta acqua da coprirli appena, lasciarli per una decina di minuti, scolarli e, senza asciugarli, posizionarli sul piatto di vetro senza sovrapporli.
Cuocerli alla potenza di 720 W per circa 8 minuti. (il tempo di cottura dipende dalla potenza del forno).

Un bicchiere di vino nuovo rosso e dolce sarebbe l’ideale per gustare appieno i marroni.