Il coniglio alla cacciatora della zia

Questa era una specialità della zia Giuseppina, da tutti detta Peppina. Non era una gran cuoca, ma il suo coniglio alla cacciatora era ottimo, anche perché, abitando in collina, poteva procurarsi dei conigli “ruspanti” e non quei pallidi esserini che si trovano ora sui banchi del mercato e che dopo soli 3, 4 mesi sono considerati pronti per essere venduti.
Un tempo i contadini li allevavano per il proprio consumo in gabbie tenute nei pressi delle stalle o nei fienili, mai allo stato brado perché si ammalano facilmente, mentre attualmente vengono tenuti in strutture simili a quelle dei polli.
Il coniglio ha una carne magra, bianca, priva di colesterolo, se allevato correttamente, è un alimento sano e si presta a svariate preparazioni.

coniglio alla cacciatora foto

Ingredienti:
1 coniglio di 1 Kg.
1 cipolla bianca o dorata
1 gambo di sedano
1 carota
100 g di pancetta stesa
olio evo
1 bicchiere di vino bianco secco
½ bicchiere di passata di pomodoro
1 foglia di alloro
sale e pepe

Per la marinatura:
500 ml di acqua
450 ml di vino bianco secco
50 ml di aceto di vino bianco
100 g di sale marino grosso
50 g di zucchero semolato
1 piccola cipolla
qualche rametto di rosmarino
qualche rametto di timo
1 foglia di alloro

Esecuzione:
Tagliare il coniglio a pezzi, metterlo in una ciotola capiente, versarvi sopra la marinatura e porlo a riposare in frigorifero per 4-6 ore.
Trascorso tale tempo tritare finemente sedano, carota e cipolla, aggiungere la foglia di alloro e soffriggerli in una casseruola con un po’ di olio evo e con la pancetta tagliata a pezzi; salare e pepare per favorire l’uscita dell’acqua dalle verdure.
Scolare i pezzi di coniglio dalla marinatura, asciugarli in un canovaccio e, quando il soffritto sarà pronto, aggiungerli e rosolarli a fuoco molto vivace.
Aspettare che la carne sia ben rosolata ed asciutta prima di aggiungere il vino che deve essere lasciato evaporare sempre a fuoco vivace.
Versare la passata di pomodoro, abbassare il fuoco e lasciare cuocere il coniglio sino a quando la carne si staccherà facilmente dall’osso.
Nel caso che durante la cottura il sugo si restringesse troppo aggiungere un po’ di brodo caldo o acqua.
Accompagnato da patate al forno diventa un secondo completo o addirittura un piatto unico.

10 pensieri riguardo “Il coniglio alla cacciatora della zia

  1. Mi ricordo bambino in visita a certi parenti nei luoghi del “Verdicchio”. Dietro casa gabbie per conigli, galline e finanche il recinto per ilmaiale… un fetore insopportabile per il naso dinun cittadino abituato allo smog. Un modello economico forse sbagliato ma che é andato sicuramente peggiorando con gli allevamenti intensivi.

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  2. Io non riesco a mangiare i conigli di allevamento, sento troppo la differenza di sapore rispetto al coniglio allevato in casa. Col pollo non sono così esigente, lo compero al supermercato e lo trovo buonissimo, ma il coniglio no. Finché mia nonna li alleva, sono a posto. Poi forse rinuncerò a mangiare coniglio.
    Come dici tu, il problema dei conigli è che si ammalano facilmente, quindi anche allevandoli in casa qualche medicinale bisogna darglielo, ma sicuramente in misura meno massiccia che nell’allevamento industriale.
    Purtroppo a mio marito il coniglio non piace, quindi posso gustarlo solo quando vado a pranzo da mia mamma o da mia suocera. Poi me ne faccio dare, se avanza, una piccola porzione da portare a casa e congelare, per i giorni di pioggia! 🙂

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